Il tumore al polmone, solo in Italia, colpisce 35.000 persone ogni anno. Il professor
Lucio Crino, direttore di Oncologia
Medica presso l'
Azienda
Ospedaliera Santa Maria della Misericordia di Perugia
spiega: "da noi la sopravvivenza e' inferiore all' 8 per cento, il 7 per cento in meno della media europea.
Colpa dei ritardi diagnostici dovuti soprattutto all'organizzazione sanitaria a macchia di leopardo".
L'oncologo, che partecipa al congresso
Ecco-Esmo
a Berlino continua: "arrivano da noi in fase gia' avanzata. Per un paziente e' difficile accorgersi di avere un tumore al polmone, il
sintomo piu' frequente e' la tosse ma un fumatore non si allarma. E la febbre, altro sintomo importante, viene spesso scambiata per
polmonite. In questi casi il paziente non e' piu' operabile. E purtroppo i tempi per una diagnosi corretta non sono omogenei, e'
piu' facile averne una in tempi brevi in Emilia, ad esempio, piuttosto che in Campania. Se la sopravvivenza media con la sola
chemioterapia non supera i 9-10 mesi, con un biologico come il
bevacizumab si arriva a 12-13 mesi e oltre, e con alcune mutazioni genetiche
del tumore polmonare particolarmente sensibili al farmaco si superano i due anni".
Uno studio presentato al congresso di Berlino conferma come la terapia con il bevacizumab permetta una sopravvivenza mediana di 14,6 mesi
nei pazienti, con una percentuale di controllo della malattia superiore all' 88 per cento, dimostrando anche che il
farmaco presenta scarsi effetti collaterali.
Per chi fosse interessato ad approfondire l'argomento, segnaliamo il
report prodotto dalla
Cedos International, incentrato sulla latenza del sospetto diagnostico, il ritardo, cioč, rispetto
al primo comparire dei sintomi, con il quale una malattia viene sospettata ed il paziente inviato allo specialista.
- Lung Cancer: Clinical Presentation and Specialist Referral Time